È sempre più frequente tra i giovani avere l’addome arrossato o persino con lividi. La “toasted skin syndrome” (sindrome da pelle arrostita) preoccupa il mondo anglosassone, ma gli esperti italiani mettono in guardia da possibili effetti nocivi di un uso scorretto dei device.
Che l’uso massiccio di smartphone e tablet potesse far male alla vista o incurvare la schiena è noto. Ma adesso il problema sembra essere anche la pelle. O quantomeno nel Regno Unito, dove stano aumentando i casi di cosiddetta toasted skin syndrome: la “sindrome da pelle arrostita” o “sindrome da computer portatile“. Si tratta di un eritema che è dovuto alle ore passate con il dispositivo sulla pancia, che tende a surriscaldarsi e a provocare l’irritazione (o persino lividi) sulla pancia.
Boom di giovanissimi con la pelle “arrostita”. I medici britannici hanno lanciato ufficialmente l’allarme: «Stanno aumentando i casi di bambini e ragazzi che reazioni cutanee dovute ai dispostivi elettronici portatili. Si tratta soprattutto di pre-adolescenti, ai quali viene diagnosticato l’eritema ab igne (EAI), che tradotto dal latino lascia capire come l’irritazione sia dovuta al calore e, nello specifico, a quello del laptop che viene appoggiato sulla pancia. Per 8 ore e anche di più al giorno», riporta The Guardian.
Uso smodato di computer e smartphone, Hai letto bene: 8 ore al giorno è il tempo medio che i medici britannici riferiscono per i loro pazienti. Il caso più eclatante, riportato dal quotidiano The Guardian, è quello di un bambino di cui si è occupata anche la rivista scientifica BMJ Case Reports, dove i medici degli University Hospitals of Leicester NHS Trust, dove si racconta di come i medici degli University Hospitals of Leicester NHS Trust si sono visti arrivare in pronto soccorso il bambino con una chiara eruzione cutanea a rete. Era simile a un ematoma spontaneo, localizzata sull’addome, ma non era accompagnato da febbre e i genitori non sapevano spiegarne la causa.
La diagnosi di eritema ab igne. Il piccolo non era caduto né si era fatto male giocando o in altre attività. Non aveva neppure perso peso e le analisi del sangue, eseguite insieme a una serie di ecografie, non avevano mostrato anomalie di sorta. Per questo il bambino era poi stato dimesso, salvo tornare in ospedale con un quadro aggravato. Oltre all’arrossamento iniziale, i medici avevano trovato segni di desquamazione e il giovanissimo paziente si lamentava di un dolore alla pancia. Solo dopo ulteriori colloqui con la famiglia si è risaliti alla causa: dovendo seguire lezioni da casa, il bambino appoggiava il portatile direttamente sulla pancia, senza maglia e fino a 8 ore al giorno, tenendo il portatile in carica.
Capita anche agli adulti. Come ha spiegato la dottoressa Mara Znagoveanu, che ha seguito il caso e ne ha riportato i dettagli a BMJ, «Sta capitando di diagnosticare l’EAI anche nei bambini, nonostante possa verificarsi in genere e più di frequente negli adulti. Tra questi, però, la causa è molto spesso il rovesciamento addosso di acqua calda o il contatto con pentole bollenti», mentre si cucina. «L’aumento dell’uso di dispositivi elettronici, soprattutto per chi segue un programma di home schooling, è ritenuto una causa (sottovalutata) di EAI nella popolazione pediatrica», ha aggiunto la dottoressa.
La situazione in Italia. Trascorrere 8 ore davanti a un computer portatile, o meglio con un dispositivo sulla pancia, sembra un caso paradossale. In Italia, dove l’home schooling è meno diffuso, accade anche con meno frequenza, ma i casi che si stanno verificando nel Regno Unito fanno riflettere anche i pediatri italiani. «Se non fosse per la gravità, verrebbe da ritenere il caso quasi buffo. Ma va inquadrato in una problematica più ampia legata a un uso e abuso di device tra bambini e adolescenti, che si preoccupa molto», osserva Paolo Biaschi, past president della Federazione Italiana Medici Pediatri e oggi segretario regionale per la Toscana della stessa associazione.
Dall’eritema agli altri effetti collaterali. «Nel caso del bambino chiaramente l’eritema è legato alla vasodilatazione, causata dal fatto di tenere il dispositivo elettronico surriscaldato sulla pancia e a lungo. Ma la situazione è ben più preoccupante per l’uso indiscriminato dei device che noi osserviamo, nelle conseguenze, sempre più spesso. Vediamo genitori che danno il proprio telefonino ai figli fin da piccolissimi, per distrarli e accontentarli nelle loro richieste, abituati a gesti che vedono anche nelle loro madri e padri. Ma si tratta solo dell’inizio di un percorso che poi si sviluppa negli anni e porta ad abusi dei device negli adolescenti», sottolinea Biasci.
Comportamenti sempre meno salutari nei giovani. Appoggiare il laptop sulla pancia, quindi, sembra quasi il minore dei mali: «Oltre a adottare posture scorrete, che portano a incurvare la schiena e la testa per osservare gli schermi, e oltre agli inevitabili effetti sulla vista, non va trascurato il fatto che se un bambino che passa 8 ore con un computer sulle gambe significa che sta seduto per 8 ore. La sedentarietà – osserva il pediatra – è diventata dilagante: i bambini dovrebbero tornare a trascorrere il tempo libero all’aria aperta, giocando o facendo sport, anche quando fa freddo in inverno, senza i genitori si preoccupino per le temperature».
I device e i disturbi del sonno crescenti. Come se non bastasse, «è sempre più frequente l’abitudine – scorretta – di tenere il cellulare in camera anche di notte e in carica. Ma è ormai provato che questo porti a mancanza di sonno, disturbi del sonno stesso e nell’addormentamento, risvegli notturni e difficoltà durante il giorno, che si manifestano, per esempio, nella giornata in termini di stanchezza, difficoltà di concentrazione, minor rendimento scolastico, ecc. In più il sonno è importante da un punto di vista ormonale, dunque può influire sulla crescita», osserva Biasci.
La necessità del buon esempio. L’appello dei pediatri, quindi, è rivolto soprattutto ai genitori, «il cui compito è molto delicato e mai facile. Ma è importante non limitarsi a imporre o limitare l’uso dei device, quanto piuttosto a dare il buon esempio. Se madri e padri per primi dimostrano un approccio corretto, anche bambini e adolescenti potranno giovarne. Non solo: quando si tratta di minorenni è importante la supervisione anche dei contenuti e, nel caso dei più piccoli, il controllo del PEGI, il Pan European Game Information, cioè il sistema di classificazione di tutti i videogiochi in base all’età. L’uso del digitale, infatti, spesso inizia proprio dai videogiochi, quindi è bene che questi siano adatti alle fasce di età».
AI kids act per la salute mentale: uno strumento utile. Proprio pensando all’adeguatezza dei contenuti online, l’Unione Europea ha appena varato l’AI Kids Act, che impone limiti agli accessi e sistemi di verifica più stringenti da parte degli amministratori dei social media: «Sicuramente è uno strumento utile, specie per le famiglie, che rimangono comunque il perno su cui ruota la salute dei giovani – conclude il pediatra – Occorre, però, più educazione digitale: per questo noi pediatri in Toscana abbiamo introdotto, nel bilancio di salute del 6 anni, un questionario rivolto ai genitori, che ci permette di individuare un eventuale problema legato al digitale, con la possibilità di intervenire precocemente anche con informazioni sulle patologie connesse».
DA DONNA MODERNA.
ANNO 20, NUMERO 41 - 10 OTTOBRE 2026.
di Eleonora Lorusso.
